Esperti CNR: ecco perchè la musica piace al cervello e può modificare stati d’animo e comportamenti

Roma, 1 ott. - (Adnkronos) - La musica fa bene al cervello. Fa bene come il cibo, il sesso e lo sport. Fa bene, cioe’ da’ piacere, come assumere alcool o droghe. E non e’ un caso che si usi dire “E’ musica per le mie orecchie” per stare a significare che qualcosa ci e’ particolarmente gradita. La musica, infatti, ha lo speciale potere di suscitare sentimenti e risvegliare emozioni, modificando stati d’animo e comportamenti. Ed a sostenere che note e melodie facciano bene non solo all’apparato uditivo ma anche al cervello sono anche gli scienziati. Che ora stanno cercando di capirne il perche’.
Studi e ricerche, inoltre, si rincorrono completando o smentendo le precedenti, ma e’ certo che il cervello reagisce alla musica attivando alcuni centri del piacere, gli stessi che vengono stimolati durante le cosiddette ‘attivita’ gratificanti’, come mangiare, fare sesso, giocare, fare sport e per alcuni, usare tabacco, assumere alcolici e anche droga. Ecco cosa spiega un’esperta del Cnr:
”A differenza del cibo e del sesso, la musica e’ un’attivita’ astratta, quindi ‘indipendente’ da un diretto e concreto intermediario con specifici valori biologici” afferma Maria Paola Graziani, psicologa del Consiglio Nazionale delle Ricerche. La spiegazione va quindi ricercata piu’ in fattori antropologici, etici e sociali.
”Oggi la musica -dice Graziani- ricopre per lo piu’ ruoli di intrattenimento, ma nelle societa’ primitive la pratica musicale era legata a esigenze primarie, quali simboli, ritualita’, espressioni di identita’ totemiche e accompagnava, con cibo e sesso, rituali come la caccia o l’iniziazione e addirittura la guerra”.
Intanto non e’ ancora chiaro quale sia l’area del cervello che sa apprezzare la musica. C’e’ chi sostiene sia l’emisfero destro, quello che coglie i processi emotivi, mentre altri studiosi hanno dimostrato che anche l’emisfero sinistro, quello preposto ai processi logici, e’ altrettanto coinvolto. Le reazioni sono molto piu’ complesse: i diversi elementi che compongono la musica (tono, ritmo, melodia) si distribuiscono su entrambi gli emisferi cerebrali.
Emblematici e provocatori per la scienza i casi di alcuni musicisti come Maurice Ravel che, via via che la sua malattia al cervello avanzava, si diceva in grado di comporre la musica nella testa ma incapace di scriverla sul pentagramma. Ma anche le esperienze del compositore Vissarion Shebalin sono calzanti secondo gli studiosi. Colpito da ictus, il compositore pur non riuscendo a parlare e a capire il linguaggio, era invece in grado di comporre, di insegnare ai suoi allievi, ascoltandoli e correggendo le composizioni.
La musica si conferma come un ‘linguaggio universale’ e si ritiene che la capacita’ di apprezzarla sia connaturata nelle persone ancora prima della nascita, nel grembo materno. Una delle ipotesi piu’ recenti e’ che l’area del cervello coinvolta dalla musica sia collegata alle parti legate alla memoria, alle emozioni, all’apprendimento, per cui si associa all’ipotesi che la musica abbia effetto sulla memoria, aiuti i bambini ad apprendere piu’ facilmente e gli anziani a conservare piu’ a lungo le facolta’ intellettuali.
”Forse potenzia solo fasi di concentrazione e resa delle abilita’ individuali, che in modo piu’ ‘pedestre’, si esprime con l’impiego di diffusione sonora nelle stalle per stimolare la produzione di latte” suggerisce la psicologa Graziani. ”Ma -aggiunge- anche nella grande e piccola distribuzione, per sviluppare comportamenti di consumo, fra gli umani”.
Qualche anno fa sui giornali circolava la notizia che la musica del compositore Wolfgang Amedeus Mozart favorisse la memoria e l’intelligenza. Oggi, “l’effetto Mozart” non e’ piu’ sostenuto dai ricercatori, mentre si ritiene che i bambini che studiano musica abbiano una ‘marcia in piu”, rispetto ai piccoli che non hanno avuto a che fare con note e spartiti, nell’apprendimento della matematica. E la marcia in piu’ si riferisce pero’ alle operazioni tra frazioni che sono la parte aritmetica della matematica.
Se invece parliamo di armonia razionale, secondo gli esperti lo studio della musica implica la conoscenza dei logaritmi binari che sono gli elementi fondamentali dell’informatica contemporanea. Ma ”come per la matematica, per cui i bambini stimolati alla logica utilizzerebbero diverse capacita’ cerebrali -suggerisce Alberto Oliverio- e’ difficile dire se i bambini nascano con una struttura cerebrale peculiare”.
Comunque, qualunque siano i meccanismi per i quali la musica ci da’ piacere, gli scienziati sono d’accordo fra loro: ascoltarla non puo’ che farci bene in modo ‘olistico’, globale.
Info: www.cnr.it

Commenti chiusi.