Depressione: risultati migliori se la psicoterapia integra le pillole

Come la maggior parte delle persone pensavo che gli antidepressivi funzionassero». Così inizia il libro di Irving Kirsch, professore di psicologia ad Harvard e a Plymouth, ora disponibile in italiano (Tecniche Nuove editore) col titolo I farmaci antidepressivi: il crollo di un mito. Dalle pillole della felicità alla cura integrata. Pagina dopo pagina, con la forza dei numeri, Kirsch chiarisce come sia giunto alla conclusione che i farmaci antidepressivi, se paragonati al placebo, hanno un modesto grado di efficacia, documentabile solo nelle forme gravi di depressione, una piccola minoranza delle manifestazioni della malattia. Il libro ha scatenato un putiferio, tutt’ ora in pieno sviluppo. Sono scesi in campo, da un lato, Marcia Angell, già direttore del New England Journal of Medicine, che ha preso spunto dal libro per tracciare un’ analisi impietosa della psichiatria americana giudicata al carro dell’ industria farmaceutica (negli ultimi 20 anni il consumo di antidepressivi è aumentato del 400 per cento!), dall’ altro lato Peter D. Kramer, il capo della taskforce incaricata di redigere la quinta edizione del DSM, il Manuale diagnostico della psichiatria internazionale, che ha difeso gli antidepressivi. In mezzo, Thomas Insel, direttore del National Institute of Mental Health, che su Psychiatric Times ha dichiarato che, in effetti, il vantaggio sul placebo è riscontrabile solo nelle forme gravi di depressione e che quindi è vero che molte persone non rispondono al trattamento farmacologico. Secondo le meta-analisi di Kirsch, la differenza tra farmaci e placebo oscilla tra il 16 e il 18% a favore dei farmaci, con una riduzione di appena due punti della scala Hamilton, che è lo strumento di misura dei sintomi depressivi. Insomma poca roba, tra l’ altro ricca di effetti collaterali, che non giustifica imperniare la cura della depressione nel trattamento farmacologico. Nel capitolo finale Kirsch riassume gli approcci alternativi esistenti: psicoterapia, meditazione, attività fisica, fitoterapia. Alla fine di luglio, un gruppo internazionale di ricerca di cui fa parte Kirsch, su Plos ha pubblicato una dettagliata analisi su oltre 100 studi controllati esaminando l’ efficacia di psicofarmacologia, psicoterapia e terapie alternative. I dati confermano che tra farmaci e psicoterapia non c’ è alcuna differenza. Modesta quella tra loro e il placebo, mentre non c’ è differenza statisticamente significativa con le terapie alternative (attività fisica e agopuntura). Una certa differenza positiva di efficacia è riscontrabile dalla combinazione di farmaci e psicoterapia. Insomma, l’ integrazione delle cure è la strada giusta.

 

Francesco Bottaccioli Presidente on. Società Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia

 

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