Buen Camino è un film riuscito, forse più profondo di quanto ci si aspetti, capace di coniugare comicità e riflessione senza mai perdere leggerezza.
La storia ruota attorno al rapporto tra una figlia adolescente e un padre ingombrante, ricchissimo, narcisista, emotivamente acerbo. Un padre che vive di apparenze e di autocompiacimento, ma che, sotto quella superficie volutamente caricaturale, conserva un amore autentico e potente per la figlia. Interessante è anche il contrappunto offerto dalla famiglia materna: apparentemente agli antipodi rispetto alla figura paterna, ma altrettanto estrema. Ed è proprio questo il punto centrale del film: gli estremismi adulti, di qualunque segno, finiscono per essere ugualmente dannosi per i ragazzi.
La figlia, schiacciata da questi mondi adulti incapaci di contenere davvero, sceglie la fuga. Scappa da tutto e da tutti e tenta di ritrovare se stessa attraverso il Cammino di Santiago, cercando una dimensione spirituale, interiore, autentica. Ed è proprio lungo questo percorso che accade il “miracolo” narrativo del film: il cammino diventa trasformazione, non solo per lei, ma anche per chi la insegue.
Accanto alla comicità inconfondibile di Checco Zalone, emerge una figura femminile particolarmente riuscita: una pellegrina bella nella sua normalità, credibile, umana. Non una bellezza idealizzata, ma concreta, rassicurante. È lei a spingere il personaggio di Checco a non mollare il rapporto con la figlia. Scopriremo che anche questa donna porta con sé ferite legate al padre, e proprio per questo riesce a comprendere profondamente il dolore della ragazza.
Checco viene volutamente recitato come una figura stupida, superficiale, narcisista. Ma il film ha l’intelligenza di non fermarsi alla maschera: l’amore per la figlia è reale, viscerale, e diventa il motore che lo spinge a proseguire il cammino, ad assumersi responsabilità, persino nei confronti dell’ex moglie. Una donna che, a sua volta, appare più vittima che carnefice, intrappolata in un nuovo rapporto sentimentale con un uomo che la dirige e che vive un’ostilità verso Checco che sembra spesso sconfinare nella gelosia.
Senza svelare il finale, Buen Camino è una storia che parla dei ragazzi, della loro solitudine, e della goffaggine di un mondo adulto che ruota loro intorno senza davvero capirli. È un film che fa ridere – e le risate di Checco Zalone funzionano sempre – ma che lascia anche molti spunti di riflessione sull’amore, sulla genitorialità, sulle responsabilità emotive.
Un film leggero solo in apparenza, che accompagna lo spettatore con intelligenza e umanità lungo un percorso di crescita condivisa.
