Ci sono momenti, nella vita, in cui ci accorgiamo che stiamo facendo una fatica enorme…
È una fatica silenziosa, spesso mascherata da buone intenzioni:
“Se lavorassi di più su di me…”
“Se lui capisse finalmente…”
“Se mio figlio fosse un po’ diverso…”
E invece, sotto sotto, è la stessa battaglia:
aggiustare qualcosa che non è rotto, ma semplicemente è.
Quando il problema non è il limite, ma la guerra contro il limite
Ci sono caratteristiche personali che molte persone vivono come difetti:
- una sensibilità emotiva intensa
- una fragilità che ritorna
- una lentezza, una rigidità, una paura
- un bisogno di sicurezza più grande degli altri
Spesso non fanno male di per sé.
Fanno male perché vengono giudicate, prima di tutto da chi le vive.
Allora si passa la vita a “lavorarci sopra”, a correggersi, a migliorarsi, a diventare un’altra versione di sé.
Con il risultato paradossale che:
- non si diventa ciò che si vorrebbe
- e si perde energia vitale nel tentativo
Quando invece, a volte, la vera svolta arriva quando qualcuno – o noi stessi – dice:
“Ok. Questo non lo devo aggiustare. Lo devo capire e accompagnare.”
Anche nelle relazioni: l’amore non è un progetto di ristrutturazione
Succede spesso nelle coppie.
Una persona ama un’altra, ma:
- vorrebbe che fosse più presente
- meno ansiosa
- più decisa
- meno silenziosa
- più simile a come dovrebbe essere
All’inizio sembra amore. Poi diventa un cantiere aperto.
E lì accade qualcosa di sottile:
non si accompagna più l’altro, si cerca di portarlo da un’altra parte.
Eppure molte relazioni si alleggeriscono non quando l’altro cambia,
ma quando smettiamo di pensare che debba cambiare.
Non è rassegnazione.
È realismo affettivo.
I figli: il punto più delicato
Forse è con i figli che questa dinamica è più dolorosa.
Quanti genitori soffrono perché il figlio:
- è troppo timido
- troppo agitato
- troppo fragile
- troppo diverso da come lo avevano immaginato
Spesso il dolore non nasce dal figlio in sé,
ma dallo scarto tra il figlio reale e il figlio atteso.
Quando un bambino sente che è costantemente “da sistemare”, impara presto due cose:
- che così com’è non va bene
- che l’amore è condizionato al cambiamento
Accompagnare un figlio non significa rinunciare a educare.
Significa educare partendo da chi è, non da chi vorremmo che fosse.
La pace arriva quando cambia la domanda
C’è una domanda che pesa tantissimo:
“Come faccio a cambiare questa cosa?”
E ce n’è un’altra, molto più leggera:
“Come posso vivere bene con questa cosa?”
La seconda non è passiva.
È una domanda adulta, responsabile, rispettosa della realtà.
Quando smettiamo di voler aggiustare tutto:
- si riduce la colpa
- si riduce la frustrazione
- si riduce la sensazione di fallimento
E spesso, paradossalmente, le cose migliorano lo stesso.
Ma non perché le abbiamo forzate.
Perché le abbiamo accolte.
Non tutto ciò che fa soffrire va curato. Alcune cose vanno accompagnate.
Viviamo in un’epoca che promette soluzioni per tutto:
- tecniche
- percorsi
- strumenti
- strategie
Ma non tutto è un problema da risolvere.
Alcune realtà sono condizioni da integrare.
Quando una persona smette di voler “riparare” sé stessa, l’altro, un figlio,
e inizia ad accompagnare ciò che c’è,
accade qualcosa di molto semplice e molto potente:
si toglie un peso enorme dalle spalle.
E con quel peso in meno,
si cammina meglio.
Insieme.
Ora vi racconto io qualcosa.
(di Arturo cane un po’ fifone)
Mi conoscete. Sono un cane educato, affettuoso, anche piuttosto intelligente (modestamente).
Ma ho un piccolo difetto.
Anzi, più che un difetto, una caratteristica di fabbrica.
Io non sto bene da solo.
E no, non è che “non ci provo”.
È che quando la mia Capa c’è, il mondo è perfetto.
Funziona tutto. L’aria è giusta, i rumori sono al loro posto, il tempo ha senso.
Quando non c’è…
ecco… come dire…
è come se qualcuno avesse tolto la corrente all’universo.
Quando Lei non c’è , non è ansia. È mancanza.
La mia Capa la chiama “ansia da separazione”.
Io la chiamo sentire il vuoto.
Non è paura del buio.
Non è che penso che non torni.
È che mi manca
E quando mi manca, io faccio cose strane:
- piango un po’
- mi agito
- dimostro quanto è importante per me, anche se lo faccio in modo poco elegante
Ma per me non è un problema di comportamento.
È un problema di amore concentrato.
La mia Capa è molto brava.
È un Umanologa vera, anche un po’ psicologa canina. Ha provato di tutto (lo giuro)
Quelle che osservano, studiano, pensano.
Ha provato:
- a spiegarmi che torna
- a rassicurarmi
- a insegnarmi che posso farcela
- a rendermi “più autonomo”
- ha anche chiamato una psicologa per cani
- mi ha portato a scuola (posto delizioso dove ti offrono costantemente biscottini)
Io ascoltavo.
Annusavo.
Facevo finta di capire.
Ma dentro di me pensavo:
“Scusa… ma perché dovrei diventare qualcun altro?”
Perché se togli l’ansia, io sento che togli anche l’amore
A un certo punto ho avuto un pensiero molto serio (mi capita, eh).
Se mi togli quella stretta allo stomaco quando vai via,
se mi togli quel nodo nel petto,
se mi togli quel bisogno enorme di te…
non è che mi togli anche il modo in cui io amo?
Perché io amo così:
- tutto
- tanto
- senza misura
Non so amare a piccoli dosi.
Poi un giorno l’Umanologa ha smesso di aggiustarmi
È successo così, senza grandi discorsi.
Mi ha guardato.
Mi ha accarezzato.
Mi ha dato un bacio sulla testa.
E mi ha detto:
“Tu sei Arturo. Così.
E mi piaci così.”
Non ha detto:
- “Devi cambiare”
- “Devi diventare più forte”
- “Devi imparare a stare solo”
Ha detto:
“Troviamo altre soluzioni.”
E io, lo giuro, in quel momento ho respirato meglio.
Non mi ha cambiato. Mi ha organizzato il mondo intorno.
Adesso non sto solo.
C’è qualcuno.
C’è una rete.
C’è una cura che non cerca di trasformarmi.
Io resto fifone.
Resto emotivo.
Resto Arturo.
Ma non sono più un problema da risolvere.
Sono un essere da accompagnare.
Morale (che io sono un cane, ma qualcosa ho capito)
A volte non serve aggiustare.
Serve accettare.
Quando smetti di voler cambiare chi ami,
e inizi a costruire intorno a lui un mondo possibile,
succede una cosa strana:
l’amore pesa meno.
E diventa più leggero da portare.
Firmato:
Arturo, cane psicologo,
fifone certificato,
ma amatissimo. 🐾
