Cosa posso controllare e cosa no: andiamo verso il risparmio energetico

Una parte sorprendentemente grande della nostra energia mentale viene spesa nel tentativo di controllare ciò che molte volte  non dipende da noi: cosa pensano gli altri, le loro scelte, il loro umore, ciò che è già accaduto, il fatto che qualcuno ci comprenda oppure no, quello che potrebbe succedere domani. Più investiamo energie in qualcosa su cui non abbiamo un reale potere d’azione, più facilmente sperimentiamo ansia, frustrazione, rabbia, impotenza o senso di colpa.

Può essere allora utile fermarsi e porsi una domanda molto semplice:

Questa cosa è sotto il mio controllo?

Se la risposta è no, posso provare a spostare l’attenzione su un’altra domanda:

Quale parte di questa situazione, invece, dipende da me?

Cosa pensano gli altri di me?

Non possiamo controllare l’opinione che gli altri hanno di noi. E, soprattutto, ciò che immaginiamo che gli altri pensino non sempre corrisponde a ciò che pensano realmente.

A volte, infatti, attribuiamo agli altri le nostre stesse paure e valutazioni negative.

Se penso “non sono abbastanza interessante”, potrei entrare in una stanza, vedere due persone che parlano tra loro e pensare: “Sicuramente mi trovano noioso”.

Se penso “non sono abbastanza bravo nel mio lavoro”, una risposta particolarmente breve di un collega potrebbe diventare nella mia mente: “Ha capito che non sono competente”.

Ma tra “io temo di non essere abbastanza bravo” e “lui pensa che io non sia abbastanza bravo” c’è una differenza enorme.

Il secondo pensiero potrebbe essere semplicemente una proiezione del primo.

E allora, anziché cercare continuamente di capire o controllare ciò che gli altri pensano di me, posso riportare l’attenzione dentro il mio salvagente: come parlo a me stesso? Che cosa penso io di me? Quanto sono severo, svalutante o giudicante nei miei confronti?

Su questo posso lavorare.

Quello che è successo non posso cambiarlo. Quello che faccio adesso sì.

Il passato è forse uno degli ambiti nei quali sprechiamo più energia: “Avrei dovuto…”, “Se non avessi…”, “Perché ho fatto quella scelta?”.

Possiamo riflettere sul passato, comprenderlo e imparare da ciò che è accaduto. Ma non possiamo modificarlo.

Se ho commesso un errore, non posso tornare indietro nel tempo e cancellarlo. Posso però decidere dove mettere oggi la mia energia: posso assumermi una responsabilità, chiedere scusa, cercare di riparare ciò che è possibile riparare oppure comportarmi diversamente la prossima volta.

Il passato, quindi, può diventare un’informazione anziché una prigione.

Non posso controllare l’umore e le scelte degli altri

Possiamo essere disponibili, presenti, affettuosi. Possiamo spiegare il nostro punto di vista. Ma non possiamo decidere come un’altra persona reagirà, quale scelta farà o quale emozione proverà.

Quando cerchiamo continuamente di modificare l’umore degli altri rischiamo, tra l’altro, di assumere una responsabilità che non ci appartiene.

Posso chiedermi invece: come scelgo di rispondere io? Quale confine voglio mettere? A cosa voglio dire sì e a cosa voglio dire no?

Questa parte appartiene a me.

E se qualcuno non mi capisce?

Anche essere compresi completamente dagli altri non è sotto il nostro controllo.

Possiamo cercare le parole migliori per raccontarci e possiamo spiegare ciò che proviamo. Ma l’altro ascolterà inevitabilmente attraverso la propria storia, le proprie esperienze e il proprio modo di vedere il mondo.

Il fatto che qualcuno non comprenda un mio sentimento non rende quel sentimento meno valido.

Posso allora imparare prima di tutto a riconoscere il mio mondo emotivo: che cosa sto provando? Perché questa situazione mi ha toccato? Di che cosa avrei bisogno?

Essere consapevoli delle proprie emozioni non significa lasciarsi trascinare da esse. Significa conoscerle abbastanza da poter scegliere come rispondere.

Riportare l’energia dove possiamo agire

La distinzione tra ciò che possiamo e non possiamo controllare non serve a diventare indifferenti né a smettere di preoccuparci degli altri. Serve a investire meglio le nostre risorse emotive.

Non posso controllare cosa pensano gli altri, ma posso osservare come parlo a me stesso.
Non posso cambiare ciò che è accaduto, ma posso scegliere cosa farne oggi.
Non posso decidere l’umore o le scelte di un’altra persona, ma posso stabilire i miei confini.
Non posso sapere con certezza cosa accadrà domani, ma posso decidere quale passo fare adesso.
Non posso obbligare qualcuno a comprendermi, ma posso imparare a comprendere meglio me stesso.

Forse la domanda da portarci dietro è proprio questa:

Sto spendendo le mie energie cercando di governare ciò che non dipende da me, oppure le sto mettendo dove posso realmente fare qualcosa?

A volte una gestione più efficace delle emozioni comincia semplicemente da qui: riportare l’attenzione dentro il nostro salvagente.

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